Roma negata, alla scoperta dell’eredità del colonialismo italiano

Roma negata

Camminare fra i rumori della città e spesso dimenticarsi dell’origine delle strade, degli edifici e dei monumenti che abbiamo intorno.

Un esempio potrebbe essere il Cinema Impero nella zona romana di Torpignattara che ha una sua seconda vita dall’altra parte del Mar Mediterraneo. Infatti l’architetto Mario Messina nel 1937 costruì un edificio gemello ad Asmara. Erano gli anni del colonialismo italiano, dove per le strade capitoline si esaltava la Roma imperiale e dove nelle colonie si trasferivano tutti i riferimenti di una Roma che pensava alla sua espansione. Del tema del colonialismo italiano e dello stretto rapporto fra il Corno D’Africa e il nostro paese ne parla il libro “Roma Negata. Percorsi postcoloniali nella città” edito da Ediesse, che è stato presentato il 17 giugno presso il Laboratorio Puzzle a Roma insieme agli autori la Scuola d’Italiano di Puzzle, il Comitato antifascista di Affile e i ragazzi di Radio OndaRossa.

Il volume è stato realizzato da Igiaba Scego, scrittrice di seconda generazione, nata in Italia con origini somale, e Rino Bianchi, fotogiornalista che in quest’opera ha analizzato le vignette del ventennio, le foto e le diverse rappresentazioni grafiche della presenza italiana in Africa ma anche la rappresentazione delle donne africane in Italia. Un viaggio attraverso la Roma contemporanea alla ricerca di una parte di storia che é stata messa nel dimenticatoio. Il libro nasceva inizialmente come una raccolta fotografica, ma Scego e Bianchi hanno deciso di cambiare rotta dopo il 3 ottobre 2013, giorno in cui morirono centinaia di migranti eritrei al largo di Lampedusa. I due autori hanno voluto dare un carattere diverso al percorso di “Roma Negata”, cercando di sottolineare il legame storico esistente fra Africa ed Italia, scardinando l’idea “italiani brava gente” .

L’idea è stata quella di ripercorrere la storia di alcuni monumenti o edifici legati alla Roma imperiale, ma che in pochi sono veramente capaci di comprendere perchè sono parte di un’epoca del tutto dimenticata, anche se ha lasciato un forte impatto soprattutto nelle ex colonie italiane. Basta pensare che i sessantenni di origine somala, oggi parlano italiano perchè nelle scuole si insegnava la lingua e la storia italiana. Anche i documenti di identità fino al 1973 erano in arabo e italiano. Questo denotava un fortissimo legame con il nostro paese, che purtroppo si è perduto nel tempo, tanto che, attualmente, i giovani somali, così come gli eritrei, parlano inglese, turco e arabo.

Un oblio che ci ha fatto dimenticare il legame stretto fra il territorio italiano e quello del Corno D’Africa, un degrado reale per alcuni monumenti romani, ma anche un degrado della memoria secondo la scrittrice. In questo oblio storico non bisogna dimenticare che spesso riaffiorano visioni diverse della storia che coprono poi la realtà dei fatti. Ad Affile da tre anni è stato eretto un monumento al generale Graziani che in terra etiope ordinò lo stermino mediante il gas.

Alessandra Fantini

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